punti di vista:photosharing ma non troppo

Photo sharing ma non troppo

Leonardo Brogioni,

I siti web di photo sharing sono molto diffusi tra appassionati e addetti ai lavori del settore fotografico. I fotoamatori mostrano di gradire quei servizi online che raccolgono, rendono visibili e condivisibili le immagini realizzate. Photo editor e art director fanno sempre più spesso riferimento e ricorso a questi siti nelle loro ricerche iconografiche: al loro interno si trovano in effetti fotografie adatte ad un utilizzo editoriale o pubblicitario; ed è semplice contattare l’autore per regolarizzarne lo sfruttamento sia in termini economici che di esclusiva.

I fotografi professionisti sono invece più restii all’inserimento di immagini su questi siti per un semplicissimo e comprensibilissimo motivo: i termini di utilizzo di tali servizi sono infatti penalizzanti nei confronti di chi realizza immagini fotografiche a scopo commerciale.

Se tentiamo di vincere la pigrizia e leggiamo con attenzione queste norme, che solitamente vengono accettate dall’utente con un semplice colpo di mouse senza che siano lette con l’accuratezza che meritano, ci accorgiamo che nascondono aspetti inquietanti per chi vive grazie alla vendita delle proprie immagini.
Prendiamo come esempi Picasa (proprietà di Google, secondo il quale il servizio è “il modo più facile per trovare, modificare e condividere le tue foto”), Flickr (proprietà di Yahoo, ideatore dello slogan “Condividi le tue foto. Scopri il mondo”), Twitter (“fonte di informazione istantanea” si legge sulla home page del sito) e Facebook (il più celebre e diffuso social network, al cui interno è possibile caricare e condividere anche fotografie): tutti avvertono l’utente che sta per iscriversi ed utilizzare i loro servizi, che è possibile da parte dell’azienda acquisire contrattualmente tutti i diritti, compresi quelli di sfruttamento commerciale e cessione a terzi, dei contenuti pubblicati, e quindi anche delle fotografie.

In particolare possiamo leggere nei “Termini di servizio” di Picasa: “Accettando, inviando o visualizzando il contenuto lei concede a Google una licenza eterna, irrevocabile, mondiale, priva di royalty e non esclusiva a riprodurre, adattare, modificare, pubblicare, eseguire pubblicamente, visualizzare pubblicamente e distribuire qualsiasi Contenuto che lei trasmette, invia o visualizza su o tramite i Servizi.

Nelle “Condizioni di servizio” di Flickr (che fa riferimento alle più generali norme di Yahoo) si può leggere “ (…) l’Utente concede a Yahoo! licenza, universalmente valida, gratuita e non esclusiva, di riprodurre, modificare, adattare e pubblicare tali Contenuti sui Servizi, unicamente per il fine di visualizzare, distribuire e promuovere lo specifico Gruppo di Yahoo! nel quale tali contenuti sono stati inclusi, o, nel caso di fotografie o altre grafiche, unicamente per il servizio (a mero titolo esemplificativo, “Flickr”) nel quale tali fotografie o grafiche sono state inserite.

Mi sembra giusto aggiungere che Flickr è uno dei pochi servizi di photo sharing che permette di scegliere con quale licenza pubblicare le foto caricate, in certi casi indicando chiaramente la dicitura “© Tutti i diritti riservati” e permettendo ad ogni utente di richiedere la licenza per l’utilizzo delle foto con un apposito modulo.

Nelle “Condizioni” di utilizzo di Facebook si dice testualmente: “Per quanto riguarda i contenuti coperti da diritti di proprietà, ad esempio foto e video (“Contenuti IP”), l’utente concede a Facebook le seguenti autorizzazioni, soggette alle impostazioni sulla privacy e delle applicazioni dell’utente stesso: l’utente fornisce a Facebook una licenza non esclusiva, trasferibile, che può essere concessa come sublicenza, libera da royalty e valida in tutto il mondo, che consente l’utilizzo di qualsiasi Contenuto IP pubblicato su Facebook o in connessione con Facebook (“Licenza IP).

Nel capitolo “I tuoi diritti” della pagina “Termini di Servizio” di Twitter è riportato:
Mantieni i tuoi diritti per qualsiasi Contenuto da te inviato, pubblicato o visualizzato su o tramite i Servizi. Inviando, pubblicando o visualizzando il Contenuto su o tramite i Servizi, ci autorizzi globalmente, in via non esclusiva e royalty-free (con diritto di sub-licenza), ad utilizzare, copiare, riprodurre, gestire, adattare, modificare, pubblicare, trasmettere, visualizzare e distribuire tale Contenuto in qualsiasi mezzo o metodo di distribuzione (attualmente conosciuti o sviluppati successivamente).
Cioè, spiega Twitter in un cosiddetto “Tip”: In base a questa licenza ci autorizzi a rendere i tuoi tweet disponibili al resto del mondo e a consentire agli altri di fare lo stesso. Ma quello che è tuo è tuo – sei proprietario del tuo contenuto.
Continuando la lettura dei diritti di utilizzo di Twitter si legge: “Acconsenti che con questa licenza Twitter abbia il diritto di divulgare questo Contenuto ad altre società, organizzazioni o singole persone che collaborano con Twitter per la condivisione delle informazioni, la trasmissione, la distribuzione o la pubblicazione di tale Contenuto su altri media e servizi, soggetti ai nostri termini e condizioni per utilizzarli.
Ovvero (altro Tip di spiegazione): “Twitter ha un un gruppo di regole in continua evoluzione relativamente a come gli sviluppatori API possono interagire con i tuoi contenuti. Queste regole esistono per rendere possibile un ecosistema aperto che tiene conto dei tuoi diritti.

Prosegue Twitter: “Questi utilizzi aggiuntivi da parte di Twitter, o di altre aziende, organizzazioni o individui affiliati con Twitter, possono essere fatti senza che tu venga remunerato per il Contenuto che invii, posti, trasmetti o rendi disponibile in altri modi attraverso i Servizi.

Potremmo modificare o adattare il tuo Contenuto per trasmettere, mostrare o distribuire lo stesso sulle reti di computer e su vari media e/o apportare cambiamenti al tuo Contenuto se necessari per conformare e adattare lo stesso ai requisiti o alle limitazioni dei vari network, dispositivi, servizi o media”.

Clausole chiare che le aziende giustificano facendo riferimento alla necessità di accettazione delle stesse per consentire la piena condivisione dei contenuti tra gli utenti, ma che risultano condizioni capestro per chi dalla vendita di immagini trae il proprio sostentamento.

Come sottolinea un apposito Gruppo di Facebook “FOTOGRAFI ed autori, attenzione: Facebook ACQUISISCE TUTTI I DIRITTI”, fondato dall’Associazione Nazionale Fotografi Professionisti: “In sostanza, quello che viene concesso e’ UNA LICENZA SENZA LIMITI, NON IN ESCLUSIVA. Tu puoi continuare a fare uso delle immagini, ma anche loro.

Le aziende che forniscono tali servizi di photo sharing o di social network in buona sostanza acquisiscono per contratto (l’accettazione dei Termini di utilizzo, anche se incauta, equivale ad un accordo contrattuale) tutti i diritti sui contenuti pubblicati (quindi anche sulle fotografie!), compresi quelli di sfruttamento commerciale e di cessione a terzi.

Attenzione quindi a non cedere tale possibilità troppo serenamente: le fotografie delle vacanze o le foto ricordo probabilmente trovano una collocazione ideale in questi spazi virtuali pensati e sfruttati proprio per condividere momenti ludici e spensierati. Ma le immagini realizzate con fatica, impegno, energia, professionalità e denaro probabilmente meritano un controllo più adeguato alla loro natura, al loro scopo e alla loro esclusività. Se una o più fotografie realizzate nell’ambito di un servizio che ha richiesto numerosi sforzi di progettazione, documentazione, organizzazione, creatività, produzione, editing, post produzione e commercializzazione vengono regalate con un colpo di mouse, probabilmente state sbagliando qualcosa nell’impostazione imprenditoriale del vostro lavoro.

D’altra parte è normale che un’azienda debba investire nell’acquisto di un’immagine utile alla comunicazione dei propri servizi, ma alquanto anomalo appare l’atteggiamento di chi invece vuole risparmiare sfruttando contenuti non professionali scelti solo perché disponibili gratuitamente grazie ad avvertenze nascoste tra le righe di sedicenti condizioni di utilizzo.

Certo qui si entra nell’ambito di un ragionamento delicato. Servizi come il photo sharing o i social network non sono indispensabili nella vita di un individuo, accettando di utilizzarli si potrebbe pensare di mettere in atto una forma di baratto: tu mi fornisci strumenti di intrattenimento, io in cambio ti regalo delle foto. Benissimo, ma tali termini di scambio devono essere chiari, evidenti, facilmente comprensibili e soprattutto non dannosi neanche per una sola professione o professionalità.

Citando ancora il testo di presentazione del già segnalato Gruppo di Facebook “FOTOGRAFI ed autori, attenzione: Facebook ACQUISISCE TUTTI I DIRITTI”  fondato dall’Associazione Nazionale Fotografi Professionisti: “L’intento di questo gruppo informativo NON e’ il boicottare il sistema di Facebook, che riteniamo anzi molto utile, ma di spingere affinche’ le clausole contrattuali ECCESSIVE come questa vengano corrette, semplicemente per rispetto del lavoro altrui, pur comprendendo le necessita’ del Gestore.

Concordo, in effetti tale è anche l’intento di questo articolo: chi scrive, ad esempio, utilizza Facebook e lo trova strumento efficacissimo nella comunicazione e diffusione di notizie ed eventi. Ma è anche consapevole della necessità di mobilitazione contro norme che devono essere cambiate se risultano di dubbia correttezza e rispettosità nei confronti di tutti coloro che producono contenuti originali (quindi anche fotografie) e per giunta lo fanno per mestiere.

E così è recentemente avvenuto: molti di questi servizi fino a poco tempo fa facevano propri i diritti di utilizzo dei contenuti inseriti dagli utenti anche se gli utenti stessi decidevano di cancellarli dopo la pubblicazione. Grazie ad un’estesa protesta, quasi tutte le aziende hanno provveduto a revocare la concessione di diritti a loro favore nel momento in cui l’utente toglie le immagini (e altri contenuti) dalle proprie pagine personali. Per quanto riguarda Facebook oggi si legge, nella sezione Condizioni e di seguito alla clausola precedentemente citata: “La Licenza IP termina nel momento in cui l’utente elimina i Contenuti IP presenti sul suo account, a meno che tali contenuti non siano stati condivisi con terzi e che questi non li abbiano eliminati”.

Un piccolo successo che non è sufficiente (perché la clausola della possibilità di utilizzo e di cessione a terzi dei contenuti presenti è tutt’ora in vigore), ma in attesa di ulteriori miglioramenti concludo con un altro consiglio: fate riferimento a questa modifica delle Condizioni di Utilizzo e togliete le immagini professionali presenti nelle vostre pagine personali su siti di photo sharing o social network; in caso di utilizzo scorretto delle vostre immagini potreste essere dalla parte della ragione, ma a prezzo di enormi sforzi per dimostrarlo e dovendo combattere contro dei colossi, come dimostra il caso Daniel Morel di cui abbiamo parlato su questo sito e che vi invito a leggere

Leonardo Brogioni