postproduzione: SI O NO?

Nei giorni dell’era digitale, basata più che mai sull’immagine, sulla fotografia, sulla multimedialità. Ancora ci sono molte discussioni e pareri discordanti sulla postprodzione digitale dell’immagine. Sembra che ormai il ruolo che gioca Photoshop nella realizzazione dell’immagine sia pari a quello che gioca il saper gestire le luci e scattare. Alcuni fotografi si occupano personalmente della postproduzione dei propri scatti, altri invece delegano a professionisti del settore, che poi non vengono neanche nominati, ci sono fototografi Big che realizzano campagne pubblicitarie da migliaia di dollari, nelle quali la postproduzione gioca un ruolo incredibilmente rilevante, e che non danno credito sufficiente a chi ha fatto sì che quell’immagine possa essere quello che è diventata dopo giorni di postproduzione digitale, insomma c’è molta confusione e controversia riguardo a questo argomento.

Il mio personale parere è che far finta che la postproduzione sia qualcosa del quale il fotografo purista non si deve preoccupare, sia una banale scusa per non dover affrontare la formazione che serve per saper postprodurre al meglio un immagine. I file Raw che escono dalle reflex di oggi sono file che sono “predisposti” per la postproduzione, sono file dal quale si può tirare fuori molto di più di quello che si vede sul display appena dopo lo scatto. Io penso che oggi non si possa prescindere dal postprodurre un file, se si vuole rimanere sul mercato, e penso anche che la postproduzione che un fotografo decide di eseguire sui propri scatti sia parte integrante dello scatto stesso, dell’interpretazione che il fotografo fà del proprio scatto, per questo io postproduco le miei immagini personalmente e non le affido ad altri.

Io credo che saper postprodurre le miei immagini mi permette di farle diventare come le avevo immaginate nella mia testa quando l’ispirazione è arrivata. Non dimentichiamoci che la postproduzione è sempre esisitita e che è sempre stata considerata un’arte, Ansel Adams non avrebbe potuto raggiungere certi risultati se non fosse stato un maestro della camera oscura oltre che della composizione e della tecnica in generale.

Ovviamente si può parlare di postproduzione a diversi livelli, e sicuramente quando iniziamo a entrare nel contesto composite, per esempio, le cose diventano più arbitrarie, e più soggettive, personalmente  stò esplorando il mondo del composite e della postproduzione più estrema perché ritengo di dover essere capace di farlo, ma capisco anche i fotografi che invece non sono interessati a questo settore “border line” , anche se credo che il futuro della fotografia volenti o nolenti vada sempre di più verso un certo tipo di interpretazione “estremamente digitale” , insomma il mio consiglio è, di aprire la vostra mente alle innovazioni, perché quello che oggi è possibile fare, sono sicuro sia stato un sogno di molti dei fotografi geniali del passato che avrebbero forse dato chissà cosa per poter realizzare la propria ispirazione con la semplicità tipica dell’era digitale.