L’uso del flash 1° parte

Introduzione

Questo è il mio primo articolo  chee riguarda l’utilizzo del flash. Farò una carrellata suoi principali utilizzi e sulle tecniche di base per gestirlo in modo produttivo. L’articolo è rivolto a chi inizia a muovere i primi passi nel mondo della fotografia ed a chi sia già ad un livello intermedio, ma intenda approfondire l’argomento in modo sistematico. Ovviamente si tratta di principi validi come “regole di base”, che ognuno potrà poi infrangere come e dove vuole; però è bene innanzitutto impararle le regole, poi si possono anche dimenticare.

In questo articolo non si farà riferimento ad un particolare modello di flash, per questo occorre riferirsi alla documentazione specifica in proprio possesso. Descriverò invece concetti generali, validi per qualsiasi flash, concetti che poi sarà facile applicare alla specifica situazione. Ad es., è importante capire quando e come usare il “TTL standard” anziché il “TTL fill-in”; in seguito per come impostare il flash che si possiede in una di queste due modalità basterà leggere le istruzioni del flash. Si farà riferimento inoltre a “foto di tutti i giorni”, quelle che ci troviamo a fare quando siamo in gita da qualche parte e vogliamo migliorare la qualità delle nostre riprese; sarà quindi escluso dalla trattazione l’uso del flash in studio o l’uso di più flash contemporaneamente, queste sono tecniche avanzate che esulano dagli scopi di questo articolo. In ogni caso le informazioni presenti nell’articolo sono più che sufficiente per iniziare ad avere a che fare con una modella/modello e la/lo vogliamo illuminare correttamente con il flash, sia in esterni che in interni.

Cercherò di essere il più pratico e concreto possibile, sia per non annoiare, sia per evitare di parlare troppo di teoria e cose che poi nessuno ha voglia e/o tempo di mettersi a fare. E cercherò il più possibile di fornire delle mie foto di esempio, utili per comprendere meglio ciò che si sta dicendo, dato che si sa che per noi fotografi un’immagine vale più di mille parole. Inutile dire che le foto hanno esclusivamente questo scopo dimostrativo e non vogliono essere delle “belle foto”.

Ovviamente sono graditi suggerimenti, segnalazioni di correzioni, aggiunte, sottrazioni, parolacce … insomma tutto può essere utile a tutti. Scherzi a parte, spero che questo mio articolo sia utile per il maggior numero di persone, ed avere un feedback dal maggior numero di persone è importante per me, per poter correggere eventualmente il tiro, e per tutti per aumentare l’efficienza e l’efficacia della comunicazione. Ovviamente non potrò essere esaustivo in ogni singolo aspetto, ma volendo è possibile espandere un certo punto, chi è interessato mi può contattare tranquillamente.

Bene, iniziamo pure.

Il flash e la luce ambiente

Introduzione: flash fill-in

Normalmente la frase che si sente dire è: “Il flash non lo uso, perché non mi piace”. In realtà si intende dire: “Non lo uso perché la luce che esce fuori non mi piace”. In effetti il flash è uno dei migliori amici del fotografo, e capire come, dove e quando utilizzarlo consente di fare un vero e proprio salto di qualità nelle proprie riprese.

Perché normalmente non piace la luce che esce fuori? Perché normalmente il flash è visto come un oggetto “automatico”, basta accenderlo e scattare. Niente di più sbagliato, il flash ha bisogno delle stesse compensazioni ed attenzioni della luce naturale, una luce che ha però il vantaggio di poter essere controllata completamente e sfruttata a nostro vantaggi; diciamo che possiamo vederlo e sfruttarlo come un piccolo “sole portatile”. Inoltre normalmente non piace anche perché spesso è usato come un “faro”. Si pensa “Non c’è luce, è buio, allora accendo il flash …”, e questo è un altro concetto da sfatare: il flash rende il meglio di giorno, non di notte o al buio. Se è buio, normalmente non vale proprio la pena fotografare. Oppure bisogna averne almeno due o tre di flash (e le persone che li gestiscono), o dei veri fari posizionati strategicamente, ma questa è tutta un’altra storia.

La luce ambiente forte è uno dei campi di applicazione del flash. Spesso si deve scattare in ombra con uno sfondo in pieno sole. Se non si ha un flash a disposizione, pur esponendo correttamente per il soggetto, otterremo un risultato simile a questo:

Il soggetto è illuminato correttamente grazie all’esposizione spot sul viso, ma lo sfondo è completamente sovraesposto, e questo purtroppo è inevitabile. Si tenga inoltre presente che questa foto è stata scattata in analogico su pellicola diapositiva dotata di buona latitudine di posa, qualcosa si vede ancora dello sfondo; in digitale con molte macchine con sensori ben più duri di questa pellicola avremmo avuto uno sfondo praticamente bianco. Con il flash invece lo sfondo si può salvare:

Questo è uno scatto digitale, come si vede lo sfondo è leggibile nonostante il controluce diretto, ed il soggetto è perfettamente illuminato. Lo stesso effetto si potrebbe avere con un pannello riflettente posizionato dietro o di lato rispetto al fotografo. Ma il pannello riflettente è poco pratico nell’utilizzo di tutti i giorni, ha una serie di svantaggi: per funzionare bene deve essere grande (anche più di un metro), deve essere vicino al soggetto e ci deve essere qualcuno che lo sorregge e lo orienta correttamente. Se queste tre condizioni sono tutte rispettate otterremo però un’illuminazione di qualità ben superiore rispetto al flash  singolo (questo è in effetti un metodo molto usato dai professionisti) e potremo aprire di molto il diaframma. Infatti, con il flash acceso non si può superare il cosiddetto tempo di “sincro-flash”, che dipende dalla macchina di cui disponiamo; se va bene vale 1/250 (se va male 1/125 o 1/60 nelle macchine più vecchi o economiche, io ce l’ho ad 1/180 sulla S3 Pro). Tutto ciò significa non poter scattare a 100 ISO in pieno sole o controluce totale con diaframma più aperto di f/11, un valore totalmente incompatibile con il ritratto, dove si usano diaframmi aperti. Si tenga presente comunque che molti sistemi avanzati consentono l’uso del flash su tutti i tempi, ma sono molti costosi, non tutti ne dispongono e normalmente occorre usare il flash in modo manuale, la cosa più difficile da fare.

Riprendendo la nostra trattazione, accade spesso anche di arrivare in un luogo turistico in tarda mattinata, magari d’estate con il sole alto. La classica foto ricordo sotto il sole di mezzogiorno senza flash è un “classico dell’orrore”: si formano ombre nere sotto gli occhi e sotto tutte le parti sporgenti del viso, ed il contrasto fortissimo non consente di riprendere al meglio i soggetti. In questo caso si deve accendere il flash in modalità “TTL fill-in” e controllare di essere nel campo d’azione del flash. Vediamo cos’è il campo d’azione.

Campo d’azione

Il campo d’azione è la zona in cui il flash riesce ad illuminare correttamente la scena. E’ perfettamente inutile accendere il “flash-etto” incorporato della macchina a 100 ISO, mettersi a 10 metri dal soggetto, diaframma magari chiuso ad f/8, e dire “cheese!”, il flash in queste condizioni non ce la farà mai ad arrivare bene fin lì. I parametri che influenzano la portata del flash sono:

• sensibilità ISO
• diaframma
• distanza del soggetto
• potenza del flash

Iniziamo dall’ultimo punto. Il flash incorporato nelle macchine raramente arriva oltre qualche metro. I flash più potenti riescono ad illuminare anche a decine di metri, ma comunque non è detto che se ne abbia bisogno. Il diaframma regola la quantità di luce che entra nell’obiettivo, se il diaframma è aperto servirà una quantità di luce flash inferiore. La distanza ovviamente è legata al discorso appena fatto, se il soggetto da illuminare si trova a breve distanza bisognerà emettere una quantità di luce inferiore rispetto ad un soggetto lontano. La sensibilità è l’ultimo parametro/risorsa che abbiamo a disposizione quando il flash proprio non ce la fa: alzando la sensibilità ISO si riesce a far entrare più luce nel sensore ed avere quindi un soggetto correttamente illuminato (questo è un modo per risolvere il problema del “flash-etto” incorporato di cui abbiamo parlato sopra). E’ bene però non alzarla troppo (diciamo non oltre i 400-800 ISO), per evitare grana, rumore ed altri problemi.

Eravamo alla nostra foto-ricordo giusto? Il flash normalmente ci informa sul suo raggio d’azione, o tramite il pannello LCD, o tramite un diagramma serigrafato sul retro, oppure dopo lo scatto, per mezzo di una spia rossa che lampeggia nel mirino, il cui significato è che il flash ha emesso tutta la potenza disponibile senza essere riuscito ad illuminare correttamente. Mettendoci all’interno del raggio d’azione, possiamo scattare e riuscire ad attenuare o cancellare del tutto le ombre sul viso del soggetto, in modo da illuminarlo correttamente. La machina ed il flash possono gestire tutto in automatico, ma è meglio essere conservativi e sottosporre un po’ il flash, in modo da lasciare cmq un po’ di ombra, cosa del resto naturale per i nostri occhi. Infatti l’insieme “macchina-flash in TTL fill-in” già sottoespone automaticamente di suo, sta a noi sottoesporre ancora un po’ in base alla nostra esperienza ed in base a quello che vogliamo ottenere. Ma di tutto questo parleremo diffusamente nelle prossime puntate.

Conclusione

In conclusione, lo scopo del flash TTL fill-in (fill-in significa “riempire”) è quindi proprio quello di riempire le ombre e rendere naturale la foto in presenza di forte luce ambiente. La luce forte può provenire da qualsiasi direzione, a mezzogiorno dall’alto, al tramonto lateralmente oppure da dietro (il cosiddetto “controluce”), sempre rispetto al soggetto. In questi casi il flash risolve brillantemente il problema della luce dura. Possiamo iniziare a sperimentare, tenendo conto che siamo in tempi digitali e le sperimentazioni sono facili e poco costose (io ho buttato km. e km. di pellicola prima di capire come diavolo funzionasse ‘sto arnese :-) ).

Sono a vostra disposizione per qualsiasi chiarimento o richiesta.

Un saluto a tutti ed alla prossima puntata.

Andreasoft (Andrea Conti).