Il Diaframma

Diaframma (ottica)

Differenti aperture di diaframma, dalla più aperta (sinistra), alla più chiusa (destra)

In fotografia ed in ottica, un diaframma è un’apertura solitamente circolare o poligonale, incorporata nel barilotto dell’obiettivo, che ha il compito di controllare quantità di luce che raggiunge la pellicola (in una fotocamera convenzionale) o i sensori (in una fotocamera digitale) nell’unità di tempo (intensità di luce).

Il centro del diaframma coincide con l’asse ottico della lente.

La maggior parte delle fotocamere dispone di un diaframma di ampiezza regolabile (simile, per funzione, all’iride dell’occhio) contenuto nella lente; la regolazione del diaframma si chiama apertura.

Insieme al tempo di esposizione l’apertura del diaframma determina la quantità di luce che viene fatta transitare attraverso l’obiettivo, che va quindi a impressionare la pellicola o i sensori.

In modo dipendente dalla velocità della pellicola, la quantità di luce incidente su di essa (o sensore fotosensibile) viene a determinare l’esposizione di una fotografia.

A piena apertura il diaframma lascia passare, in un dato tempo, quanta più luce possibile verso il supporto sensibile; chiudendo il diaframma si riduce tale quantità di luce.

A parità degli altri parametri (obbiettivo, formato, ecc) la profondità di campo è fortemente influenzata dall’apertura del diaframma: se questo è completamente aperto essa assume il minimo valore, viceversa diminuendo l’apertura (l’operazione è detta diaframmare) si aumenta la profondità di campo, che raggiunge il massimo quando il diaframma è portato all’apertura minima.

Diaframmi di piccole dimensioni richiedono però tempi di esposizione più lunghi e conseguentemente implicano un maggior rischio di mosso se il soggetto o la fotocamera si spostano durante l’esposizione.

Diaframmi più chiusi hanno anche l’effetto di ridurre gli effetti di aberrazione ottica.

Nelle fotocamere, il diaframma può essere regolato su diverse aperture, distribuite regolarmente su una scala di intervalli detti numeri f (f/numero) o f/stop o aperture diframmali o divisioni di diaframma o più semplicemente diaframmi.

La sequenza dei valori di numeri f è una progressione geometrica di ragione (circa 1,4) standardizzata al congresso di Liegi nel 1905. Comprende i seguenti valori:

f/1 f/1,4 f/2 f/2,8 f/4 f/5,6 f/8 f/11 f/16 f/22 f/32 f/45 f/64

L’intervallo tra i diversi valori del diaframma viene comunemente indicato in gergo stop.

I numeri f sono calcolati e ordinati in modo tale che diaframmando (cioè chiudendo il diaframma di un’intera divisione o di 1 stop) si dimezza la quantità di luce che entra a impressionare la pellicola o i sensori; chiudendolo di 2 stop si diminuisce la luce a 1/4, chiudendolo di 3 divisioni a 1/8 e così via.

I numeri f esprimono il rapporto tra la lunghezza focale dell’obiettivo e il diametro dell’apertura del diaframma pertanto a valori più bassi di f corrispondono aperture di diaframma più ampie.

Per cui, ad esempio, con un obiettivo di 50 mm, un’apertura del diaframma di 25 mm corrisponde a f/2 mentre un’apertura di 3,125 mm a f/16.

Questo significa che, pur essendo la scala dei diaframmi standardizzata (è la stessa su tutti gli obiettivi), in realtà lo stesso numero f impostato su ottiche di focale diversa ha effetti diversi.

Infatti il rapporto, ad esempio di f/4, implica che per un teleobiettivo di lunghezza focale f = 200 mm il diametro di apertura dell’obiettivo è pari a 200/4 = 50 mm mentre per un grandangolare di lunghezza focale f = 35 mm l’apertura è pari a 35/4 = 8,75 mm. Quindi impostando ad 8 il valore del diaframma di un qualunque obiettivo equivale ad aprire il diaframma dell’obiettivo con un diametro pari ad 1/8 della sua lunghezza focale.

Tale regola ha valore per gli obiettivi non “retrofocus” con lunghezza focali oltre i 35 mm.