Golden city

Avevo dimenticato l’emozione, la sensazione, lo stupore, la meraviglia che si prova quando improvvisamente Gerusalemme appare davanti ai tuoi occhi, uscendo dal tunnel dell’autostrada che arriva da Tiberiande, non vedevo l’ora di potermi meravigliare, di poter godere, di potermi immergere, nell’atmosfera di questo centro nevralgico, di questo meltin pot, di questa espressione di storia, si Gerusalemme, la città d’oro, la città degli Ebrei, la città dei musulmani, la città dei cristiani, la città degli ortodossi, la città di molti e la città di nessuno. Sono appena tornato dal muro del pianto,  essere davanti a questo simbolo di sacralità nel giorno shabat, è davvero qualcosa che da solo vale il viaggio qui in Israele, essere qui di sabato, giorno di riposo per tutti gli Ebrei, potermi mescolare tra di loro, sentire le loro preghiere, ascoltare il silenzio sacro, e poter raccontare con molta discrezione tutto questo, per me è un grande privilegio.In questo luogo c’è una concentrazione straordinariamente particolare, di umanità e spiritualità, di rispetto e di stupore, di tenacia e di sofferenza, di speranza e rassegnazione, di visione e limitatezza, di passato e di futuro, di meraviglia e abitudinerietà, questo è quello che si può percepire quello che questo luogo urla forte al mondo, quello che queste persone trasmettono inconsapevolmente, questo è il cuore di Gerusalemme, il cuore per cui si fanno battaglie, per cui da millenni si lotta, si combatte, si tiene duro, questo è la coerenza e la contraddizione di questa meravigliosa città.
Domani avrò ancora il piacere di essere qui di camminare nei suoi visceri, nei suoi labirinti, e  di scattare immagini dei volti incredibili che sono nascosti qui.
a domani allora.

Paolo

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