Gerusalemme Gerusalemme

Mea she’arim,  un mondo parallelo al centro di Gerusalemme, un luogo dove tutto è diverso dal resto della città, qui sembra di essere in un immenso formicaio a cielo aperto, ma non ci sono formiche, qui tutti gli uomini e i bambini sono vestiti nello stesso modo, tutti sono vestiti di nero, con una camicia bianca e un cappello anch’esso nero, hanno due ciuffi di capelli arricciolati, davanti alle orecchie, e molti di loro portano gli occhiali, le impercettibili differenze tra i cappelli tutti neri, ne determinano la scuola rabbinica di appartenenza, sono ebrei, ebrei ultraortodossi. Sono uomini donne e bambini che fanno una vita dedicata alla preghiera, non lavorano, non hanno hobby, non si mescolano con il resto della città, o almeno non se non devono. Ma passando tra di loro nel loro quartiere, ci si sente strani, osservati, quasi disprezzati, non bene accetti, vanno sempre di fretta, a passo svelto, guardano sempre in basso, restano concentrati sull’obiettivo, non si vedono mai riflettere, o guardare il cielo, o semplicemente osservare senza un motivo specifico, non perdono mai tempo, sembrano arrivare da un altro tempo, eppure parlano al cellulare, vanno a fare la spesa, fumano, sono solo un altro esempio di come Gerusalemme sia unica e promisqua dal punto di vista dei popoli e delle religioni, in questo quartiere si resta completamente stregati dalle mille distrazioni, dai mille particolari, dalle differenze, dagli sguardi, dalle donne tutte con almeno due o tre bambini al seguito, da famiglie numerosissime che passeggiano, qui si resta completamente stregati dallo scorrere del tempo che sembra essere più lento, come se un minuto ne durasse dieci, come se un anno equivalesse a cinque.
Un brusio, un fruscio, uno scricchiolio, non saprei come definire il rumore delle scarpe che si muovono velocemente sui marciapiedi del Me she’ arim, un rumore di fondo continuo come se un disco continuasse a girare dopo che la musica è finita, come se il maestro avesse improvvisamente smesso di condurre l’orchestra, apparentemente disordine, disordine disordinato,ma poi invece estremo ordine e dinamicità, apparentemente freniticità suono assordante fastidio, ma poi silenzio, piacevole silenzio nella calma, ha il potere di contraddirsi, di sorprenderti, di coinvolgerti, di escluderti, si trascinarti, di parlarti, di lasciarti sentire, di permettere, ma anche di nascondersi, di barricarsi, di non lasciarsi trovare. Ma una cosa è sicura non perdete l’occasione di passare da qui se venite a Gerusalemme!

Paolo

image
image
image