Esposizione Corretta: i tre moschettieri

Una foto slavata, oppure, al contrario, buia – sempre che non sia stata realizzata così volutamente, con estro creativo – è un’immagine penalizzata da un difetto di esposizione. Per esposizione si intende la quantità di luce che raggiunge il sensore digitale (o la pellicola nelle macchine fotografiche analogiche). Si misura in EV (Exposure Value).

Tre fattori influenzano la quantità di luce:
Apertura del diaframma
Tempo di scatto
Sensibilità ISO

Esposizione corretta
In fotografia regolare correttamente l’esposizione è importante quanto scegliere una buona inquadratura. Ci sono due sistemi per regolare l’esposizione: lasciar fare tutto alla macchina (modalità automatica), oppure intervenire manualmente regolando i settaggi. Entrambi hanno pregi e difetti.

Chi è pratico di programmi per l’elaborazione delle immagini sa che si può intervenire in post-produzione per correggere eventuali difetti di esposizione. Ma l’operazione non è né semplicissima né poi così efficace perché:

1. Una foto sottoesposta presenta zone scure nelle quali mancano dettagli, che è difficile recuperare.
2. Una foto sovraesposta presenta zone chiare nelle quali mancano dettagli, che è impossibile recuperare.
3. Una foto esposta male rende problematico il tentativo di bilanciare la saturazione del colore e il contrasto.

Insomma, un sacco di guai e di lavoro nella “camera oscura” digitale (Photoshop o altri programmi di fotoritocco). Tanto vale mettersi di impegno ed esporre la foto come si deve al momento dello scatto.

Il Triangolo dell’ Esposizione – una rappresentazione che ci aiuta a comprendere i fattori coinvolti nella misurazione dell’esposizione – può esserci di aiuto.

Apertura, tempi e ISO sono misurati su altrettante scale, con salti di 1 Stop (scale di esempio, possono essere più o meno estese a seconda della macchina).

Apertura: f/1,4 – f/1,8 – f/2,0 – f/2,8 – f/4,0 – f/5,6 – f/8 – f/11 – f/16 – f/22
Tempi: 1/15 – 1/30 – 1/60 – 1/125 – 1/250 – 1/500 – 1/1000 – 1/2000 – 1/4000
Sensibilità (ISO): 50 – 100 – 200 – 400 – 800 – 1600 – 3200 – 6400 – 12800

Apertura, Tempi e ISO sono tra loro legati. Se ad esempio, mantenendo costante la sensibilità, diminuiamo il diametro di apertura del diaframma di uno stop, ma nel contempo allunghiamo il tempo di scatto di uno stop, faremo entrare la stessa quantità di luce. Lo stesso se, ad esempio, manteniamo fissa l’apertura, variando le altre due componenti di uno stop.

Ecco un esempio concreto (i dati che la fotocamera ci mostra sul display al momento dello scatto:

f/2,8 – 1/250 – ISO 100

l’impostazione di partenza dice che stiamo lavorando con il diaframma aperto a f/2,8 con un tempo di scatto di 1/250 e la sensibilità impostata su 100 ISO.
Possiamo agire sulle impostazioni della macchina, in modo corretto, modificando i parametri per “catturare” sempre la medesima quantità di luce.

ad esempio, così:

f/4,0 – 1/125 – ISO 100
poiché chiudiamo il diaframma di uno stop, adottiamo anche un tempo di scatto più lento. Gli ISO in questo esempio sono costanti.

f/2,8 – 1/500 – ISO 200
manteniamo il diaframma dell’esempio di partenza, allunghiamo il tempo di scatto e perciò aumentiamo di uno stop la sensibilità (ISO)

f/4,0 – 1/250 – ISO 200

in questo caso riduciamo di uno stop l’apertura del diaframma, con il tempo di scatto costante, perciò dobbiamo raddoppiare la sensibilità ISO

Esposizione automatica

Le macchine fotografiche digitali – compatte e reflex – sono in grado di lavorare in automatico e di far tutto da sole, regolazione dell’esposizione compresa. Perché allora preoccuparsene? Beh, per due ragioni importanti.

– La prima: in condizioni di ripresa non ideali l’esposimetro della macchina può andare in crisi (dipende dalla qualità del sistema esposimetrico della fotocamera e anche dalle difficoltà della scena, ad esempio un forte controluce, oppure fotografie sulla neve). Dobbiamo rinunciare alle foto? No, se interveniamo sulle regolazioni della macchina aiutandola ad esporre correttamente).

– La seconda: il Triangolo dell’esposizione è si un utile rappresentazione per comprendere come Apertura, Tempi e Sensibilità sono legati tra loro (si definisce questo rapporto “Reciprocità”) ma non ci dice tutto sull’Esposizione.

Apertura dell’Obiettivo e Profondità di Campo
La profondità di campo misura le parti dell’immagine correttamente a fuoco. Se vogliamo, ad esempio, mettere a fuoco una colonna di parenti che esce dalla chiesa dopo la cerimonia e utilizziamo un’apertura spinta dell’obiettivo, che so, f/1,4 oppure f/2,0, o quella del nostro esempio iniziale – f/2,8 – 1/250 – ISO 100 – saremo in grado di mettere a fuoco solo la testa, oppure il centro, oppure la coda della colonna.

Se, al contrario, vogliamo, ad esempio, staccare un soggetto dallo sfondo e adoperiamo un diaframma chiuso, ad esempio f/8,0, oppure f/11, o l’ultima delle impostazioni del nostro esempio – f/16 – 1/500 – ISO 100 – non riusciremo nel nostro intento. La foto mostrerà si il volto del nostro soggetto perfettamente a fuoco, ma “confuso” con lo sfondo, anch’esso a fuoco.

Tempi e Soggetti in movimento
Il controllo corretto del triangolo dell’esposizione permette di evitare difetti gravi nelle foto in relazione al tempo di scatto. Il problema in questo caso è dato dal fatto che l’esposizione, di per se corretta, non ci permette di “fermare” i soggetti in movimento, che risulteranno così mossi (attenzione a non incorrere nell’errore che tanti principianti fanno: “Ho lo stabilizzatore, ci penserà lui a fermare il soggetto.” Lo stabilizzatore compensa efficacemente i micro movimenti della macchina evitando il mosso, ma non ferma il soggetto).

ISO (sensibilità) e Rumore nelle Immagini
Ancora un settaggio corretto per la nostra foto:

Corretto si, ma porta con se un problema: con il salire degli ISO aumenta anche il disturbo nelle immagini. Il problema è meno rilevante con le reflex digitali – quelle dell’ultima generazione sono in grado di lavorare correttamente, limitando al minimo il disturbo, almeno fino a una sensibiltà di 1600 ISO – ma può incidere pesantemente con le compatte digitali, penalizzate dal gran numero di pixel (megapixel) in un sensore di piccole dimensioni.
Per carità, il disturbo è sopportabile se stampiamo le foto formato cartolina e può essere almeno parzialmente corretto in post-produzione, ma non tutti hanno il software necessario e non tutti hanno il tempo e la voglia di farlo. Perciò, occhio alle sensibilità elevate (normalmente da 400 ISO in su) con le piccole digitali.

Possiamo fidarci del display LCD per regolare l’esposizione?
Si e no. Un buon display aiuta, ma poiché spesso lo si utilizza settando la luminosità al massimo (per compensare la luce ambientale, specie con il sole che picchia) potremmo farci ingannare dalla brillantezza dell’immagine sullo schermo. Meglio dunque accontentarsi di un display LCD meno brillante se vogliamo utilizzarlo per controllare l’esposizione.
Un metodo più affidabile è quello di servirsi dell’istogramma (se è presente), argomento di un prossimo consiglio tecnico.